“I miei colleghi e i miei amici hanno lasciato il TFR in azienda.
I miei genitori hanno fatto lo stesso.
Perché io dovrei fare diversamente?”
Probabilmente, quando pensi alla pensione, senti anche tu una voce dentro di te mentre ti dice che quello che prenderai non basterà per goderti il meritato riposo, viaggiando, dedicandoti ai tuoi hobby e realizzando i tuoi progetti nel cassetto.
Eppure, esistono diverse soluzioni che possono aiutarti a far sparire quella sensazione di frustrazione e a farti lasciare il lavoro con una pensione soddisfacente.
Una di queste azioni è la gestione del TFR, ovvero il gruzzoletto che il tuo datore di lavoro mette da parte per te ogni anno e che riceverai alla fine della tua carriera.
In Italia, il 75% dei lavoratori dipendenti preferisce lasciare che sia l’azienda ad occuparsi del TFR perché sembra la strategia più confortevole, oltre che essere la più semplice.
Quindi, se pensi anche tu che lasciare il TFR in azienda sia la scelta giusta è perché questa abitudine si è radicata nella nostra società ed è stata trasmessa di generazione in generazione.
Ma se tutti prendono la stessa decisione, non significa che sia la scelta migliore.
Questa abitudine, infatti, nasconde delle trappole che solo gli addetti ai lavori possono conoscere.
Oggi scoprirai…
Quali sono queste trappole e con quali strategie potrai evitarle.
Come afferrare al volo l’opportunità di sfruttare il tuo TFR per aumentare la tua pensione e goderti il meritato periodo nel migliore dei modi.
La prima trappola da evitare: le tasse
Quando le persone decidono di tenere il TFR in azienda si dimenticano di un fattore importante: le imposte da pagare.
La fiscalità può trasformare il tuo sogno in un incubo.
Devi sapere che il TFR, acronimo per Trattamento di Fine Rapporto, è un accantonamento annuale pari al 6,91% del tuo reddito lordo, valido per tutti i lavoratori dipendenti.
Quindi, se hai un reddito di 40.000 mila euro, il tuo TFR di quest’anno sarà di 2.764 euro.
Se lasci questa somma in azienda, è il Codice Civile a stabilire le regole del gioco.
Se ad esempio ti stai domandando quanto rende il tuo TFR lasciato presso il datore di lavoro, devi sapere che la legge prevede un interesse minimo annuo dell’1,5%, al quale si aggiunge una parte variabile che dipende dall’inflazione.
Quindi, in sostanza, tanto più i prezzi aumentano tanto più ottieni in termini di rendimento.
Ti sembra una buona cosa? Ti suggerisco di leggere fino in fondo, per farti un’idea davvero precisa.
Torniamo al tuo TFR in azienda: ricorda, i soldi accantonati sono lordi.
Alla fine, infatti, la tua liquidazione subirà una tassazione: sui rendimenti (pari al 17%), ma soprattutto sull’accantonamento.
L’agenzia delle entrate è come un controllore che ti fa salire sul treno della pensione solo se gli dai una percentuale della tua liquidazione.
Questa percentuale non è semplicissima da calcolare, ma per semplificare posso dirti che in media si aggira intorno al 30%.
Più alto è il tuo reddito, maggiore è il pedaggio da riconoscere allo Stato.
Lo so, è una percentuale estremamente alta, che in molti casi ti porta via un terzo o anche più di quello che ti è dovuto: è questa la tassa che divorerà parte della tua pensione.
Per fortuna, esiste un modo per evitare un fardello fiscale così pesante, e tra poco te lo spiego.
Ma prima voglio mostrarti la seconda trappola che ti aspetta lasciando il TFR in azienda…
La seconda trappola: rimani tanto (troppo) vincolato
Quando decidi di lasciare il TFR in azienda, stai anche rinunciando a parte della tua libertà.
Ad esempio…
Cosa succede se volessi o dovessi usufruire del tuo accantonamento prima di andare in pensione?
Lasciando il tuo TFR in azienda, potrai chiederne un anticipo solo una volta e solo per spese mediche straordinarie, congedi parentali o acquisto e ristrutturazione di una casa.
Ma attento!
Il datore di lavoro non è tenuto a darti questo anticipo, soprattutto se ha già accontentato altri tuoi colleghi, raggiungendo il limite di obbligatorietà pari al 4% del numero totale dei dipendenti.
Non solo: in un’azienda con meno di 25 dipendenti non hai la certezza di poter avere questo anticipo.
Lasciare il TFR in azienda, quindi, è un rischio che t’impedisce di poter scegliere cosa fare con i tuoi soldi per affrontare gli ostacoli della vita e per realizzare i tuoi progetti futuri.
Prima di mostrarti uno strumento più flessibile che ti darà la possibilità di ottenere una pensione migliore, ecco la terza trappola…
La terza trappola: non sfruttare il fattore “tempo” per far crescere il tuo TFR
Potresti sfruttare la leva finanziaria del tempo per far crescere il tuo TFR così che quando andrai in pensione avrai a disposizione più soldi per goderti il tempo libero senza preoccupazioni.
Purtroppo, il TFR lasciato in azienda è come una pianta posizionata nell’angolo buio di una stanza: non cresce, se non lentamente e con bassi profitti.
Come hai letto qualche riga fa, il tuo TFR ogni anno matura degli interessi e viene aumentato a seconda del tasso d’inflazione.
Più è alta l’inflazione, più il tuo TFR aumenterà.
Ottima notizia, vero?
In realtà, come ti dicevo prima, lo è solo in parte…
C’è un modo per far salire questo TFR ancora di più, battendo sempre l’inflazione…
Questo strumento non solo farà aumentare il tuo TFR anno dopo anno, ma eviterà di penalizzarti fiscalmente e ti darà maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse accantonate.
Sto parlando dello strumento che ancora pochi conoscono, ma che può migliorare il tuo futuro da pensionato e darti la sicurezza che oggi non hai: il fondo pensione.
Per il tuo TFR, puoi scegliere questa destinazione alternativa rispetto a quella rappresentata dal tuo datore di lavoro.
Ma perché i fondi pensione rappresentano la soluzione migliore?
Semplice: perché ti consentono di evitare gran parte delle trappole che ti ho finora descritto.
Prima trappola, le tasse.
Dicevo che, in media, sul gruzzolo lasciato in azienda dovrai riconoscere allo Stato il 30% se non più di imposte.
Lo sapevi che, nel fondo pensione, quello stesso importo subisce una tassazione almeno dimezzata?
No, non hai letto male: almeno dimezzata.
Nella peggiore delle ipotesi, infatti, l’aliquota applicata al tuo TFR nel fondo pensione è pari al 15%. Ma se ci rimani per molti anni, questa aliquota si abbassa fino al 9%.
Pensaci bene: se tu, in tanti anni di lavoro, avessi accantonato 100.000 euro di TFR, preferiresti pagare 30.000 euro o 9.000 euro di tasse?
È una domanda retorica, è ovvio che più soldi ti rimangono in tasca e meglio è. Eppure, lasciando il denaro in azienda, la maggior parte delle persone fa esattamente il contrario.
Seconda trappola, i vincoli.
Lasciando il TFR in azienda, puoi prenderne una parte solo in determinate condizioni e solo in determinate quantità.
Chiariamolo subito… nei fondi pensione non hai la libertà di svuotare il tuo salvadanaio in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, ed è giusto che sia così: quei soldi ti servono, appunto, per la tua pensione!
Tuttavia, rispetto a quanto avviene altrove, nei fondi pensione hai la possibilità di effettuare dei prelievi più volte e a condizioni più flessibili. Ma soprattutto, quando ne sussistono le condizioni, hai la certezza di poter richiedere i tuoi soldi, cosa che invece non sempre avviene in azienda, specie se il tuo datore di lavoro dovesse andare incontro a momenti di difficoltà finanziaria.
Terza e più pericolosa trappola: la crescita dei tuoi risparmi.
Prima, mentre leggevi che il TFR in azienda gode di un tasso di rendimento minimo e che c’è pure un rendimento variabile che si aggiunge in caso di inflazione, sicuramente avrai pensato che questa è un’ottima cosa.
Voglio però farti riflettere su alcuni dati.
La COVIP, l’organismo di vigilanza sui fondi pensione, pubblica periodicamente i rendimenti delle soluzioni finanziarie previdenziali.
Negli ultimi 10 anni, il TFR in azienda, quello che a prima vista sembra così garantito, conveniente e sicuro, ha reso il 2,4% medio all’anno.
Il TFR investito nei fondi pensione, e più precisamente nell’unico comparto di investimento coerente con un’esigenza di lungo termine – il comparto azionario – ha reso il 4,5% medio all’anno.

Due punti percentuali in più, in media, ogni anno.
Hai idea di cosa significhi poter contare su un simile valore, nel lungo termine, sul tuo TFR?
Te la faccio breve: con un reddito da 40.000 euro lordi l’anno, per 30 anni, fanno quasi 50.000 euro di differenza.

A parità di tutte le altre condizioni: 50.000 euro dovuto “soltanto” ad un diverso e più efficiente posizionamento sui mercati del tuo TFR.
Ora che ti ho messo in guardia dalle insidie che non avevi ancora considerato e che ti ho spiegato in che modo è possibile evitarle, è importante ti sia altrettanto chiaro che non devi agire da solo.
Utilizzare i fondi pensione è facile, ma solo se ti fai guidare da un professionista.
Dopo tanti anni di studio ed esperienza, sono convinto di poterti aiutare e guidare nella pianificazione del tuo futuro pensionistico.
Per questo, ti invito a contattarmi subito cliccando qui
Insieme inizieremo questo viaggio in modo molto più confortevole, evitando quelle trappole che oggi hai imparato a conoscere.