Oggi voglio parlarti di un tema delicato.
Un tema sul quale tanti di noi non vogliono piegarsi a quello che la realtà racconta e preferiscono pensare che tutto sia come prima.
In Italia, infatti, siamo cresciuti con una fiducia quasi cieca nel welfare: ci siamo sempre abituati all’idea che il sistema sanitario pubblico ci avrebbe curato, che la pensione ci avrebbe garantito una vecchiaia serena e che di fronte ad un grave imprevisto lo Stato ci avrebbe protetto.
Non ci siamo mai dovuti preoccupare di queste situazioni.
Anzi, le abbiamo interpretate come la dimostrazione di una presenza pubblica costante, premurosa, confortevole.
Oggi, però, questo patto mostra segni di cedimento.
La verità è che il nostro welfare – sanità pubblica, pensioni e assistenza sociale – è nato in un contesto demografico più stabile, con una popolazione più giovane e in condizioni di maggiore sostenibilità.
Ma ora le cose sono cambiate e facciamo fatica a guardare in faccia la realtà.
Liste d’attesa infinite, ospedali sovraccarichi e medici sottoposti a pressioni estenuanti: ecco un esempio del prezzo che paghiamo per un sistema in difficoltà.
L’Italia investe nella sanità pubblica una percentuale del PIL inferiore rispetto a molti altri paesi europei, solo il 6,2%, un livello che dopo l’emergenza pandemica ha continuato inesorabilmente a diminuire.
Una cifra ormai insufficiente per le crescenti esigenze sanitarie di una popolazione sempre più longeva e con bisogni sempre più complessi.
Quanti di noi hanno vissuto in prima persona la fatica di accedere rapidamente alle cure mediche?
Le storie di chi resta intrappolato tra attese infinite anche a causa di risorse sempre più risicate sono ormai all’ordine del giorno.
Chiamare per una visita urgente e sentirsi dire che la prima disponibilità è tutt’altro che immediata.
Prenotare un esame che dovresti fare domani e trovare posto dopo sei mesi.
Fissare un intervento chirurgico e sapere che potrebbe essere evaso non prima di un paio d’anni.
Sempre che ci si possa permettere di aspettare, e non ci si trovi costretti ad accedere a cure private che spesso presentano costi molto alti, talvolta proibitivi.
In alcuni casi, chi ha un lavoro dipendente può sopperire alle mancanze del servizio pubblico attraverso il welfare aziendale, che però spesso ha coperture parziali e limitate.
Chi invece fa un lavoro autonomo è spesso tagliato fuori da qualsiasi misura assistenziale.
Di fronte a questa situazione, credo sia fondamentale farsi una domanda:
Se in futuro io o uno dei miei cari dovessimo aver bisogno di cure urgenti, riuscirei a sostenere i costi privati della salute?
Inoltre, la longevità crescente è un ulteriore fattore di crisi: vivere fino a 90 o 100 anni è sempre più comune.
E più si vive, più si consuma, più risorse occorre avere da parte.
Il rischio, è che i nostri risparmi possano non bastare.
Se ci pensi, l’allungamento delle aspettative di vita apre la strada a uno di questi due scenari.
Il primo è quello che auspichiamo tutti: una vecchiaia in buona salute, nella quale siamo autonomi e non dipendiamo da nessuno. Insomma, una terza e quarta età in cui ce la caviamo da soli.
Il secondo vede invece qualche acciacco in più o il sopraggiungere di patologie che possono richiedere cure e assistenza costanti.
Tutti bisogni che, in assenza di risposte pubbliche adeguate, vanno sostenuti in prima persona. Tutti bisogni che costano parecchio: dai 1.500 ai 2.000 euro circa al mese per una badante, per non parlare dell’accesso in una RSA che può arrivare a costare ben oltre i 3.000 euro al mese.
Dei due scenari, quale ti sembra più comune e verosimile?
Lo so: vorresti dire il primo, ma sai che la risposta giusta è il secondo.
E sai anche un’altra cosa: con 1.300 euro di pensione media, quelle spese non possono essere sostenute.
Se pensi questo, non potrai che concordare con la seguente affermazione: il welfare pubblico, che resta una risorsa preziosa, non può più essere l’unico pilastro su cui fare affidamento.

Per questo iniziare a pianificare è indispensabile.
Ma cosa vuol dire pianificare?
No, non è riempire tabelle infinite o fare conti su conti. Non è una cosa complicatissima, che non sai neanche da che parte iniziare.
Pianificare significa identificare i rischi a cui potresti essere esposto, capire quanto è probabile che si verifichino e stimare il potenziale danno che potrebbero causarti.
E poi trovare il modo per coprire quel “buco”, che si chiama gap di protezione: la differenza tra ciò di cui avresti bisogno per affrontare al meglio una situazione critica e ciò che il welfare garantisce.
Ma da dove iniziare? Quale soluzione scegliere?
Ogni persona è unica e non c’è una soluzione valida per tutti.
Ciò che funziona per Daniele, 40 anni e padre di due figli, non sarà adatto ad Anna, 30 anni e single, o a Maria, 64 anni e vicina alla pensione.
In questo il consulente finanziario può aiutarti a fare chiarezza e trovare lo strumento più adatto per farti trovare pronto di fronte a determinate situazioni, quando si presenteranno.
Ad esempio, sei un lavoratore dipendente senza adeguate tutele contrattuali dal punto di vista sanitario? O un autonomo?
In tal caso, potrebbe esserti più utile un’assicurazione sanitaria integrativa, in modo da garantirti un accesso rapido a cure, visite specialistiche e interventi in caso di bisogno.
Oppure, sei consapevole che – per età e professione – andrai incontro a una pensione pubblica del tutto insufficiente?
Ecco allora che un piano pensionistico complementare potrebbe diventare un alleato fondamentale in modo da accumulare risparmi gradualmente durante la tua vita lavorativa e non farsi trovare impreparati.
Ancora, hai vissuto in famiglia il disagio causato dalla non autosufficienza di una persona cara? Hai toccato con mano l’inadeguatezza dell’aiuto pubblico e ti sei detto che non vorresti mai trovarti in quella situazione?
In tal caso potresti trovare risposte in appositi strumenti assicurativi che, all’occorrenza, mettono a disposizione proprio quella somma che consente di far fronte ai sempre più esosi costi assistenziali delle strutture private.
Magari nessuno ti ha mai detto che questi strumenti esistono, e che prima li sottoscrivi meno ti costano!
Che si tratti di proteggere il tuo reddito, la tua persona, la tua pensione, o qualsiasi altra cosa importante è indispensabile che il tuo consulente finanziario ti illustri quali sono le soluzioni percorribili.
Solo così puoi prendere decisioni consapevoli.
Ecco, questo significa pianificare.
Pianificare è la possibilità di affrontare il futuro con tranquillità, sapendo di avere le risorse per superare gli imprevisti.
È costruire una protezione su misura, che ti permetta di gestire i rischi con maggiore sicurezza.
È prendere in mano il tuo futuro, prima che siano le circostanze a prendere per mano te.
Il futuro arriverà comunque.
Ma con un consulente al tuo fianco, sarà più semplice affrontarlo con serenità.
E tu, sei pronto a costruire la tua sicurezza?
Contattami cliccando qui, sono qui per aiutarti a farlo nel migliore dei modi.