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“Quanto mi costa la polizza?” è la peggior domanda che tu possa farti

Ormai è una garanzia.Ogni volta che sei in macchina con la radio accesa o che sei a casa e ascolti il telegiornale, il tenore delle informazioni che ti giungono all’orecchio è di una fastidiosa prevedibilità.Secondo numerose ricerche internazionali, fino al 90% delle notizie riporta eventi negativi.Perché la notizia è tale quando è negativa, si sa.Le good news non se le ricorda nessuno o quasi, mentre quelle cattive rimangono ben impresse e il nostro cervello apre i cassetti mentali che le contengono molto più frequentemente di quanto non faccia con le notizie buone.Un po’ come quando vai al ristorante e mangi dieci volte bene, non fa notizia.Ma se l’undicesima mangi male, te la ricordi. Eccome se te la ricordi.Magari concedi al locale un’altra opportunità (forse), ma di certo una volta in cui mangi male vale molto di più di una volta in cui mangi bene.Che i media calchino la mano su accadimenti più o meno disgraziati, è risaputo.Che con un incidente, le conseguenze di un’ondata di maltempo o le vicende di cronaca nera ci si ricami molto se non troppo a lungo, è risaputo.Detto tutto questo, è altrettanto risaputo anche un altro aspetto: le cose succedono.Succedono le cose belle, e per fortuna molto più spesso di quanto non ci si faccia caso.Ma succedono anche le cose brutte.Non ti sto dicendo niente che già non conosci, lo so.Conosci tutto questo talmente bene che chissà quante volte ti sarai ripetuto una frase. “Devo fare qualcosa”. Quando senti di alluvioni, esondazioni e grandinate che distruggono le case degli altri e tu non hai ancora pensato a mettere in sicurezza la tua, sai che dovresti fare qualcosa.Quando senti di incidenti e problemi seri che entrano a gamba tesa nella vita degli altri stravolgendola e tu non hai ancora agito per limitarne le conseguenze dovesse toccare a te, sai che dovresti fare qualcosa.Sai benissimo che dovresti fare qualcosa, che servirebbe intervenire, che star fermi è sbagliato, ma la mente umana è per certi versi diabolica: appena quello stimolo esterno che ti ha portato a fare una riflessione profonda su di te si allenta, la percezione di urgenza che avevi prima scompare.Metti la questione in coda, insieme a un sacco di altre cose.Poi magari capita che, un giorno, torni sull’argomento.Non perché ti succede qualcosa (per fortuna!), ma semplicemente perché ne parli con un collega, un amico, in famiglia, o perché te lo ricorda una pubblicità che vedi in tv.E con la mente ritorni a quando ti dicevi “devo fare qualcosa”.Non ami particolarmente le assicurazioni, ma soprattutto non ami l’idea di dover incrementare ulteriormente con il premio della polizza la tua già nutrita lista di uscite ricorrenti.C’è il mutuo, il piano di risparmio, le bollette, la paghetta dei ragazzi, le loro attività, e poi c’è la pay-tv per le partite e i film, a cui magari si somma la pizza con la famiglia o la gita fuori porta con gli amici…Insomma bisogna pur vivere e togliersi anche qualche piccola soddisfazione, no?Ma torniamo all’assicurazione che sai di dover fare ma per la quale ti scoccia terribilmente spendere.Ed ecco che, parlando con chi l’ha già fatta o navigando per il web ti fai la più classica delle domande. “Quanto mi costa la polizza?” Vorrei dirti subito una cosa: questa domanda è del tutto legittima e naturale.Me la sono fatta innumerevoli volte e continuerò a farlo in futuro a proposito di mille cose: quanto mi costa una cena, un abito, una vacanza, una macchina. Qualsiasi bene o servizio ha un costo e, prima di tirar fuori dei soldi che nessuno ci regala, vogliamo capire se ne vale la pena.Se la differenza tra il beneficio percepito dall’acquisto e il costo sopportato per farlo restituisce un saldo positivo. Un vantaggio, qualcosa di utile.Ripeto, è normale che sia così: non vivo su Marte e ti capisco perfettamente.Allo stesso modo, devo però dirti che questo dubbio così lecito e genuino rischia di trasformarsi in un errore gravissimo.Se ti portasse a setacciare l’intero mercato alla ricerca della polizza che costa meno, potrebbe essere un errore gravissimo.Se, ancora peggio, ti portasse a desistere dalla sottoscrizione del contratto in quanto eccessivamente oneroso, potrebbe essere un errore gravissimo.Ma facciamo un passo alla volta, senza fretta.Prima di procedere all’acquisto di un bene o servizio, farsi fare più preventivi da più interlocutori è un’ottima idea ad una condizione: che l’oggetto del contendere sia lo stesso identico bene o servizio.E nel mondo assicurativo, questo requisito è molto raro.Tranne che in alcuni casi, le polizze sono tra loro molto diverse. SEMPRE.La polizza sulla casa fatta con la Compagnia Alfa o la Compagnia Gamma non sarà mai la stessa.Solo per farti qualche esempio: in caso di incidente, la prima potrebbe indennizzarti tutto il danno mentre la seconda soltanto una parte; la prima potrebbe prevedere un ventaglio di coperture molto più ampie mentre la seconda circoscriverne la tutela; la prima potrebbe estendere i propri effetti a danni accessori mentre la seconda potrebbe escluderli.Insomma, la prima potrebbe essere certamente più gratificante della seconda, nel malaugurato caso dovessi subire un sinistro. Come potrebbe avere lo stesso prezzo? In sintesi, la raccomandazione che ti faccio è semplice ma estremamente importante: prima di chiederti quanto costa l’assicurazione e di inseguire improbabili offerte in ogni angolo del web, chiediti come deve essere fatto quel contratto per rispondere alle tue esigenze e mettere in sicurezza il tuo patrimonio.Il secondo rischio dietro al tema del costo è, come ti dicevo, ancora più insidioso e potenzialmente controproducente: non far niente, rimandare, procrastinare, trovando un alibi perfetto per farlo.“Non me lo posso permettere, costa troppo”.Certo, sono il primo a dirti che alcune coperture assicurative non sono alla portata di tutti.Sono il primo a dirti che in ogni famiglia ci sono degli equilibri finanziari da rispettare, e che anche volendo non si può dar seguito a qualsiasi desiderio, fosse anche nobile e lungimirante.Mi permetto però anche di farti riflettere su qualche altro aspetto.Pensa per un attimo a quello che hai costruito in questi anni: la tua famiglia, la tua posizione professionale, la tua casa,

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Come diventare finanziariamente invulnerabile

Achille, il più grande guerriero della mitologia greca, sembrava invincibile.Secondo il mito, per donargli questo potere la madre lo immerse appena nato nelle acque del fiume Stige tenendolo per il tallone.Nessuna lama, nessuna freccia poteva scalfirlo… tranne in quell’unico, periferico e apparentemente innocuo punto che non era stato bagnato dall’acqua magica.Un piccolo dettaglio a causa del quale è bastata una ferita al tallone per trasformare e la sua leggenda in tragedia.Sai perché te lo racconto?Lo faccio perché in tutti questi anni di esperienza come consulente finanziario e patrimoniale ho incontrato molti Achille.Molte persone che pensavano di essere finanziariamente invincibili e che non riuscivano a vedere i propri punti deboli, i quali difficilmente si limitavano al tallone e il più delle volte si estendevano a tante altri parti del corpo, per rimanere nella metafora.Ti sei mai fermato a ragionare su questo?Hai mai pensato che forse anche tu, senza rendertene conto, hai un “tallone d’Achille” finanziario?Lo so che è sempre molto difficile fare introspezione in modo del tutto onesto ed ammettere le proprie fragilità.Così come credo di sapere quanto sia delicato questo tema, e quanto poco ci voglia per essere investiti da un uragano di emozioni contrastanti che alla fine ti portano a dire: “Ma devo proprio pensare ai problemi anche quando non ci sono? Non bastano quelli con cui devo fare i conti ogni giorno?”Insomma, l’alibi perfetto per non pensare a queste cose è lì, a portata di mano.Ma la verità è che tu sai quanto sia importante affrontare l’argomento.Per questo te ne parlo. Perché tu ci rifletta nel modo giusto, senza eccessi ed esasperazioni, ma al contempo senza dimenticare i fatti e le evidenze che ti sto per raccontare e che qualsiasi altro consulente ha vissuto, esattamente come me, nel tentativo di supportare i propri clienti.Continuo ad incontrare ogni giorno persone che scandiscono la propria vita in modo estremamente regolare: lavorano, risparmiano e si impegnano a costruire il miglior futuro possibile per sé e gli affetti più cari.Persone convinte di avere tutto sotto controllo.Grazie alla fatica e ai sacrifici di decenni molte tra loro riescono nel tempo a raggiungere obiettivi ragguardevoli ed ambiziosi.Tuttavia, ce ne sono altre meno fortunate.Persone che magari si sono comportate allo stesso modo.Sempre finanziariamente attente, virtuose, lungimiranti.Alle quali, però, a un certo punto succede qualcosa che rivela una inaspettata fragilità. L’imprevisto non avvisa, non sceglie e non fa sconti. Non solo: l’imprevisto ha un incredibile ventaglio di forme possibili.Può colpire, ad esempio, il patrimonio delle persone.E in Italia, questo patrimonio ha quasi sempre un nome: la casa.Non hai idea di quante volte mi sono trovato davanti persone sorprendentemente camaleontiche, relativamente al concetto di rischio.Erano spaventatissime ad ogni correzione di mercato, tormentate dalla volatilità nonostante avessero investito in modo estremamente diversificato e prudente, mentre poi trasformavano quella preoccupazione in apparente indifferenza quando si parlava di dedicare la stessa attenzione alla propria casa.Persone sofferenti per somme modeste investite correttamente e per le quali temevano le cose peggiori, e al tempo stesso praticamente insensibili di fronte ad eventi sempre più probabili che avrebbero potuto mettere in ginocchio la loro abitazione del valore di centinaia di migliaia di euro, spesso sprovvista di una qualsiasi forma di assicurazione o, nella migliore delle ipotesi, mal assicurata.Ti sembra strano o addirittura impossibile? Eppure, lo dicono i numeri: secondo gli ultimi dati ufficiali, appena 6 case su 100 sono protette nei confronti di eventi climatici estremi, in un Paese dove 3 abitazioni su 4 sono esposte ad un elevato rischio idro-geologico.Ma l’imprevisto può rivelarsi ancora peggiore, quando si abbatte sulle persone, e non “solo” sul loro patrimonio.Anche in questo caso, troppe volte mi è capitato di assistere a situazioni dove un evento inatteso è stato capace di vaporizzare gli sforzi di una vita.Perché questo è quello che accade: si fa tanta fatica a costruire, e ci vuole niente per distruggere. Il denaro sale con le scale, ma scende con l’ascensore. Un infortunio o una malattia possono costringere a stare lontano dal lavoro per molto tempo, e in un attimo le entrate che davi per scontate potrebbero ridursi drasticamente, lasciandoti senza risorse sufficienti per far fronte alle spese quotidiane.Non vado oltre nel farti altri esempi perché sono certo che tu abbia chiarissima la questione.Chi fa il mio mestiere troppe volte è concentrato unicamente su strategie, mercati e strumenti in grado di far lievitare il patrimonio delle persone che segue.In questo non c’è ovviamente nulla di male e, anzi, ottimizzare l’allocazione dei risparmi è e sarà sempre una parte importante di questo lavoro.Sono tuttavia convinto che, prima che far guadagnare più soldi alle persone, sia ancora più importante fare in modo che non rimangano mai senza.E sono convinto che sia così anche per te: non rimanere mai senza soldi, qualsiasi cosa accada, non può che essere la priorità di ogni persona, di ogni famiglia.E qui arriva la buona notizia per la quale ti scrivo: tutto questo è possibile.Perché è vero che siamo tutti vulnerabili, come e più di Achille e il suo tallone.Ma è ancor più vera un’altra cosa. Possiamo essere tutti finanziariamente invulnerabili. Che effetto ti fa questa frase?Quanto vale, per te, l’idea che non ci possa essere evento in grado di piegare o incrinare la tua solidità finanziaria?Quanto vale, per te, il pensiero di non far mai mancare alle persone e ai progetti più importanti le risorse economiche indispensabili?Certo, essere finanziariamente invulnerabili non significa eliminare i rischi, ma essere pronti ad affrontarli senza subire danni irreparabili.Il mio ruolo è esattamente questo: aiutarti a farti trovare pronto.In primo luogo, prendendo coscienza dei fattori di rischio ai quali sei più esposto per professione, situazione famigliare, composizione patrimoniale, stile di vita e via discorrendo.Subito dopo, provando a quantificare l’impatto che gli imprevisti potrebbero causare alle tue finanze.Infine, ponendo rimedio attraverso gli appositi strumenti disponibili sul mercato, individuando quelli più coerenti con le tue esigenze.Oggi hai il potere di costruire la tua invulnerabilità finanziaria.Non fare come Achille, non pensare di essere già a posto, non far finta che le cose possano succedere solo agli altri.Non commettere gli

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Lo stato assistenziale non esiste più. Te ne sei accorto, vero?

Esci a fare due passi per andare a prendere un caffè.Per strada incontri un vecchio amico che non vedevi da un po’.Dopo i convenevoli di rito, vi soffermate a parlare del più e del meno. Figli, lavoro, progetti. Insomma, le solite cose sulle quali finisci per andare nelle conversazioni con chi non incontri da tempo.Quando gli chiedi dov’è diretto in vacanza, lo vedi sospirare e risponderti che per quest’anno è tutto un rebus: scopri infatti che il tuo amico ha la fortuna di avere ancora la mamma, che però è molto anziana e richiede cure continue.Di posti nelle strutture pubbliche nemmeno l’ombra e mandarla in una casa di riposo all’altezza è costosissimo.Gli fai i migliori auguri e prosegui dritto verso il bar.Dove arrivi, ti siedi, e mentre aspetti di gustare il tuo caffè non puoi fare a meno di origliare i tuoi dirimpettai di tavolino mentre parlano anche loro del più e del meno.Ad un certo punto, uno alza un po’ il tono della voce e afferma all’altro: “Con quello che mi danno per la pensione di invalidità, anche venire qui al bar con te è diventato un lusso!”Te la sto romanzando, e sebbene la cornice in cui ho incastrato questi aneddoti sia di pura fantasia, la sostanza delle situazioni che emergono è tremendamente concreta e reale.Ed esprime un concetto molto semplice, del quale siamo ancora poco consapevoli. Lo stato assistenziale, in Italia, non esiste più. Ti assicuro che non c’è alcuna forzatura in questa affermazione, per quanto forte e categorica ti possa sembrare.Ci sono soltanto le evidenze di cui è agevole prendere atto. Parlando con le persone che ci circondano e già vivono determinate situazioni, oppure dando uno sguardo ai dati.Siccome ce ne sono tanti e capisco non sia facile orientarsi, provo a darti una mano.Comincio con il chiarirti di che cosa ti sto parlando, così evitiamo fraintendimenti.Con Stato assistenziale si fa riferimento all’insieme di prestazioni pubbliche previste a favore di quelle persone che si trovano in una situazione di indigenza, di difficoltà oggettiva.Detto con parole diverse, l’ordinamento ritiene che le persone più fragili siano meritevoli di essere tutelate e supportate attraverso un aiuto.Tra le tante situazioni di fragilità che possono presentarsi, oggi voglio parlarti degli eventi invalidanti e delle risposte che lo Stato è chiamato a dare a chi li subisce.Due, nella fattispecie.La prima, di natura economica. Denaro.La seconda, di natura non economica. Servizi sociali e socio-sanitari.La domanda sulla quale ti invito a riflettere è molto semplice: una persona che oggi si trova in situazioni di palese e oggettiva difficoltà, a quali prestazioni può accedere?Che cosa gli riconosce lo Stato per vivere dignitosamente? Ne sei consapevole?Andiamo con ordine e partiamo dalle prestazioni economiche.A questo proposito, la legge prevede un groviglio di norme in cui districarsi è tutt’altro che banale, pertanto provo a semplificare.Quando una persona è invalida e non riesce né a lavorare né a provvedere a sé stessa, lo Stato la ritiene meritevole di beneficiare di un assegno mensile che prescinde dalla sua storia professionale. Detto diversamente: se anche quella persona non avesse versato un euro di contributi, potrebbe ugualmente accedere a questa prestazione che, si dice, è di natura assistenziale.Ciò significa che prescinde, appunto, da quanti contributi ha effettivamente versato.In tal caso si parla di invalidità civile.E questa prestazione prevede, nel 2025, un riconoscimento economico pari a 336 euro al mese. Hai letto bene: 336 euro al mese. Non solo: per ottenere questa somma occorre pure rispettare dei vincoli reddituali. Cosa significa? Che, se hai un piccolo appartamento messo in affitto o qualche risparmio che produce una rendita potresti non incassare nemmeno questa miseria.Ma andiamo avanti, perché il malcapitato che subisce un evento invalidante potrebbe essere una persona che, negli anni, ha lavorato e versato contributi.Anzi, questo è verosimilmente il caso più frequente.Ebbene, per capire qui quanto lo Stato riconosce, il calcolo è più complesso: non si tratta infatti di una somma fissa, bensì di una prestazione proporzionale alla posizione contributiva.Dipenderà dunque da quanti contributi sono stati accantonati e dall’età della persona.Premesso dunque che ogni situazione è unica e va valutata caso per caso, qualche numero lo possiamo comunque dare: un lavoratore di mezza età, cinquantenne, che per 25 anni ha versato contributi alla gestione commercianti ed artigiani dell’INPS e che guadagna circa 40.000 euro lordi all’anno, in caso in evento altamente invalidante si vedrebbe riconosciuta una pensione di circa il 75% più bassa rispetto all’ultimo reddito. In pratica non può più lavorare e prende un quarto di quanto prendeva prima. È abbastanza, per prendere atto della questione?Fin qui una rapida ma spero altrettanto significativa sintesi delle prestazioni economiche.Ti ho però anticipato che gli aiuti del Welfare non si fermano qui.O meglio, non si dovrebbero fermare qui.Perché, oltre a un riconoscimento economico, allo Stato spetterebbe anche l’erogazione di servizi, in particolare quelli socio-sanitari, di assistenza e conforto alla persona.Sto usando il condizionale perché, come avrai già intuito, spesso e volentieri queste prestazioni non ci sono o sono del tutto parziali e insufficienti.Anche qui, qualche numero.In Italia ci sono circa 4 milioni di Over 65 non autosufficienti.Al settore pubblico, in particolare ai comuni, spetterebbe l’erogazione di specifici servizi.Almeno tre.I servizi residenziali, quindi strutture pubbliche nelle quali vivere: case di riposo, per intenderci.I servizi semi-residenziali, consistenti in strutture diurne dove queste persone possano ricevere assistenza almeno durante il giorno, non potendovi pernottare.E i servizi domiciliari, la cosiddetta “ADI” (assistenza domiciliare integrata), attraverso la quale la persona non autosufficiente può fruire presso la propria dimora abituale di un servizio professionale fatto di cure mediche, infermieristiche, riabilitative e via discorrendo.Sai quante persone possono accedere oggi in Italia a questi servizi, ai quali avrebbero diritto? Lo dice una recente indagine condotta da Bocconi.Ai servizi domiciliari accede il 22% degli aventi diritto. Il 78% resta fuori.Ai servizi residenziali il 7%. Il 93% resta fuori.Ai servizi semi-residenziali, praticamente nessuno: lo 0,5%. 199 su 200 aventi diritto restano fuori.L’articolo 32 della Costituzione garantisce cure gratuite alle persone indigenti, eppure i dati descrivono una realtà molto diversa, sconfortante, complessa.Che richiede di essere fronteggiata già

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Welfare: un sistema in cui confidiamo…troppo?

Oggi voglio parlarti di un tema delicato.Un tema sul quale tanti di noi non vogliono piegarsi a quello che la realtà racconta e preferiscono pensare che tutto sia come prima.In Italia, infatti, siamo cresciuti con una fiducia quasi cieca nel welfare: ci siamo sempre abituati all’idea che il sistema sanitario pubblico ci avrebbe curato, che la pensione ci avrebbe garantito una vecchiaia serena e che di fronte ad un grave imprevisto lo Stato ci avrebbe protetto.Non ci siamo mai dovuti preoccupare di queste situazioni.Anzi, le abbiamo interpretate come la dimostrazione di una presenza pubblica costante, premurosa, confortevole.Oggi, però, questo patto mostra segni di cedimento.La verità è che il nostro welfare – sanità pubblica, pensioni e assistenza sociale – è nato in un contesto demografico più stabile, con una popolazione più giovane e in condizioni di maggiore sostenibilità. Ma ora le cose sono cambiate e facciamo fatica a guardare in faccia la realtà.Liste d’attesa infinite, ospedali sovraccarichi e medici sottoposti a pressioni estenuanti: ecco un esempio del prezzo che paghiamo per un sistema in difficoltà.L’Italia investe nella sanità pubblica una percentuale del PIL inferiore rispetto a molti altri paesi europei, solo il 6,2%, un livello che dopo l’emergenza pandemica ha continuato inesorabilmente a diminuire.Una cifra ormai insufficiente per le crescenti esigenze sanitarie di una popolazione sempre più longeva e con bisogni sempre più complessi.Quanti di noi hanno vissuto in prima persona la fatica di accedere rapidamente alle cure mediche? Le storie di chi resta intrappolato tra attese infinite anche a causa di risorse sempre più risicate sono ormai all’ordine del giorno.Chiamare per una visita urgente e sentirsi dire che la prima disponibilità è tutt’altro che immediata.Prenotare un esame che dovresti fare domani e trovare posto dopo sei mesi.Fissare un intervento chirurgico e sapere che potrebbe essere evaso non prima di un paio d’anni.Sempre che ci si possa permettere di aspettare, e non ci si trovi costretti ad accedere a cure private che spesso presentano costi molto alti, talvolta proibitivi.In alcuni casi, chi ha un lavoro dipendente può sopperire alle mancanze del servizio pubblico attraverso il welfare aziendale, che però spesso ha coperture parziali e limitate.Chi invece fa un lavoro autonomo è spesso tagliato fuori da qualsiasi misura assistenziale.Di fronte a questa situazione, credo sia fondamentale farsi una domanda: Se in futuro io o uno dei miei cari dovessimo aver bisogno di cure urgenti, riuscirei a sostenere i costi privati della salute? Inoltre, la longevità crescente è un ulteriore fattore di crisi: vivere fino a 90 o 100 anni è sempre più comune.E più si vive, più si consuma, più risorse occorre avere da parte.Il rischio, è che i nostri risparmi possano non bastare. Se ci pensi, l’allungamento delle aspettative di vita apre la strada a uno di questi due scenari.Il primo è quello che auspichiamo tutti: una vecchiaia in buona salute, nella quale siamo autonomi e non dipendiamo da nessuno. Insomma, una terza e quarta età in cui ce la caviamo da soli.Il secondo vede invece qualche acciacco in più o il sopraggiungere di patologie che possono richiedere cure e assistenza costanti.Tutti bisogni che, in assenza di risposte pubbliche adeguate, vanno sostenuti in prima persona. Tutti bisogni che costano parecchio: dai 1.500 ai 2.000 euro circa al mese per una badante, per non parlare dell’accesso in una RSA che può arrivare a costare ben oltre i 3.000 euro al mese.Dei due scenari, quale ti sembra più comune e verosimile?Lo so: vorresti dire il primo, ma sai che la risposta giusta è il secondo.E sai anche un’altra cosa: con 1.300 euro di pensione media, quelle spese non possono essere sostenute.Se pensi questo, non potrai che concordare con la seguente affermazione: il welfare pubblico, che resta una risorsa preziosa, non può più essere l’unico pilastro su cui fare affidamento. Per questo iniziare a pianificare è indispensabile.Ma cosa vuol dire pianificare?No, non è riempire tabelle infinite o fare conti su conti. Non è una cosa complicatissima, che non sai neanche da che parte iniziare.Pianificare significa identificare i rischi a cui potresti essere esposto, capire quanto è probabile che si verifichino e stimare il potenziale danno che potrebbero causarti.E poi trovare il modo per coprire quel “buco”, che si chiama gap di protezione: la differenza tra ciò di cui avresti bisogno per affrontare al meglio una situazione critica e ciò che il welfare garantisce.Ma da dove iniziare? Quale soluzione scegliere? Ogni persona è unica e non c’è una soluzione valida per tutti. Ciò che funziona per Daniele, 40 anni e padre di due figli, non sarà adatto ad Anna, 30 anni e single, o a Maria, 64 anni e vicina alla pensione.In questo il consulente finanziario può aiutarti a fare chiarezza e trovare lo strumento più adatto per farti trovare pronto di fronte a determinate situazioni, quando si presenteranno.Ad esempio, sei un lavoratore dipendente senza adeguate tutele contrattuali dal punto di vista sanitario? O un autonomo?In tal caso, potrebbe esserti più utile un’assicurazione sanitaria integrativa, in modo da garantirti un accesso rapido a cure, visite specialistiche e interventi in caso di bisogno.Oppure, sei consapevole che – per età e professione – andrai incontro a una pensione pubblica del tutto insufficiente?Ecco allora che un piano pensionistico complementare potrebbe diventare un alleato fondamentale in modo da accumulare risparmi gradualmente durante la tua vita lavorativa e non farsi trovare impreparati.Ancora, hai vissuto in famiglia il disagio causato dalla non autosufficienza di una persona cara? Hai toccato con mano l’inadeguatezza dell’aiuto pubblico e ti sei detto che non vorresti mai trovarti in quella situazione?In tal caso potresti trovare risposte in appositi strumenti assicurativi che, all’occorrenza, mettono a disposizione proprio quella somma che consente di far fronte ai sempre più esosi costi assistenziali delle strutture private.Magari nessuno ti ha mai detto che questi strumenti esistono, e che prima li sottoscrivi meno ti costano!Che si tratti di proteggere il tuo reddito, la tua persona, la tua pensione, o qualsiasi altra cosa importante è indispensabile che il tuo consulente finanziario ti illustri quali sono le soluzioni percorribili.Solo così puoi prendere decisioni

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“Tanto a me non succederà”: perché ignorare i rischi è il rischio più grande

So già a cosa stai pensando: è arrivato il solito consulente/assicuratore che parla di disgrazie perché vuole convincermi a fare una polizza. Ho indovinato?Nonostante questo tema susciti sempre scongiuri e gesti scaramantici di ogni tipo, ti garantisco che no, non ti scrivo affatto con l’obiettivo di farti fare una polizza.Ti scrivo per confessarti che io per primo, come consulente, troppe volte in passato ho dato poca importanza a questo argomento, e vorrei che tu non commettessi lo stesso errore.L’ho snobbato, trascurato, addirittura evitato, perché io per primo ho spesso pensato quello che la maggioranza di noi pensa: “Tanto a me non succederà”.Poi però mi sono ravveduto e ho smesso di credere alla mia invulnerabilità.Perché, sotto sotto, tutti crediamo di essere immuni dagli eventi peggiori.Eppure, quando capitano ad altri, siamo i primi a scuotere la testa e a dire: “Poverino, che sfortuna”. Forse la fortuna c’entra, ma molto più spesso è una questione di scelte. Se anche tu almeno una volta hai mai pensato “A me non succederà mai”, prenditi qualche minuto e continua a leggere.Ogni volta che parlo di questo argomento so già il ventaglio di risposte pronte all’uso.“Un crollo del tetto per una tempesta? Impossibile, vivo in una zona tranquilla, non è mai successo”.“Problemi di salute in vecchiaia? Difficile, mi tengo in forma e presto attenzione a quello che mangio”.“Esaurire i risparmi? Non succederà, ho un buon lavoro e sono attento ai miei soldi”. Il punto è che, per quanto tu cerchi di prevenirli, ci sono rischi che si insinuano dove meno te lo aspetti.E, credimi, ignorarli è un rischio molto più grande che affrontarli. Non è pessimismo, è pura realtà. Molti rischi sono sempre più probabili, vicini, reali. Ma andiamo con ordine e partiamo dalle questioni climatiche.Lo sapevi che nel 2023 ci sono stati 378 eventi climatici estremi in Italia? È un numero che appare inverosimile, più di un disastro al giorno.I dati dicono che sono aumentati del 22% rispetto all’anno precedente. Trombe d’aria, grandinate, alluvioni: non sono più scene da film catastrofici, ma sono la cronaca quotidiana.Questi eventi colpiscono purtroppo le persone, ma ancora più spesso colpiscono il patrimonio delle persone. In particolare, la casa, che è ancora oggi il primo bene detenuto dalle famiglie italiane.Eppure, nonostante questo, solo il 6% delle abitazioni è assicurato contro questi eventi.E tu? Sei tra questi o fai parte del 94%?Se ti trovi tra coloro senza protezione, hai mai pensato a quanto ti costerebbe ricominciare da zero?Preferiresti trovarti in questa situazione o dedicare una piccola somma per togliere di mezzo per sempre questa preoccupazione?Personalmente, penso che, se la casa nella quale vivo e per la quale ho duramente lavorato fosse danneggiata per un motivo qualsiasi, sarebbe certamente un problema.Ma penso anche che sarebbe un problema ancora maggiore se ad essere danneggiato fossi io stesso.E, con me, la mia capacità di generare reddito da mettere a disposizione delle persone a me più care.Se improvvisamente non guadagnassi più, in che modo il tenore di vita della famiglia potrebbe essere mantenuto?In che modo potrei consentire ai miei figli di portare a termine gli studi?In che modo potrei pensare di comprare quella seconda casa al mare che tanto, un giorno, vorrei avere?Sono certo che farsi queste domande non sia insolito, né infrequente. Chissà quante volte te le sei fatte anche tu, per poi pensare che, alla fine, forse era meglio non pensarci. Forse era meglio allontanare i cattivi pensieri e continuare la vita di tutti i giorni.Il punto è che non si tratta affatto di fare cattivi pensieri: non è vero che chi parla di assicurazioni parla di “cose brutte”.Anzi, è esattamente il contrario: chi parla di questo tema cerca di fare in modo che accadano le cose belle della vita, nonostante gli eventi dannosi che a volte possono capitare.Anche perché, se rifletti un attimo, sarà sempre più inevitabile confrontarsi con alcune di queste situazioni.Ti faccio un esempio: in Italia, oggi, le persone con più di 65 anni rappresentano il 24% della popolazione totale. Erano il 19% 20 anni fa, nel 2050 saranno il 35%. In altre parole: il Paese sta invecchiando, e pure velocemente.Vivere più a lungo è di certo una straordinaria notizia, ma dall’altro lato pone una questione: chi si prenderà cura della popolazione più anziana, se questa platea di persone sarà sempre più numerosa?Lo Stato?Difficile riesca a dare tutto ciò che serve: pensa che già oggi in Italia ci sono 4 milioni di anziani non autosufficienti, e la maggior parte di loro non riceve l’assistenza pubblica a cui avrebbe diritto.Se già oggi i dati dicono questo, cosa mai potranno dire quando l’invecchiamento e le sue conseguenze sulla salute e sull’autonomia delle persone faranno il loro corso?È uno scenario del tutto naturale, quasi scontato. Eppure, molte persone, non lo vedono o non lo vogliono vedere.Aspettano e sperano che nulla accada, per poi dire, troppo tardi: “Avrei voluto pensarci prima” La domanda, quindi, non è “Succederà?” ma piuttosto “Cosa farai quando succederà?”.Ora che ti è chiara la profondità del problema, deve esserti altrettanto chiara la semplicità delle soluzioni.Già, perché il tuo consulente può darti queste soluzioni. Non ha né bacchette magiche né sfere di cristallo, eppure è in grado di offrirti ciò che serve per allontanare queste preoccupazioni. Una volta per tutte.Queste soluzioni rispondono al nome di polizze assicurative.Quando sottoscrivi un’assicurazione, ti stai liberando di un peso.Stai scaricando le conseguenze economiche di un evento dannoso su un soggetto (la Compagnia Assicurativa) che è disposto a prendersi questo rischio.E se stai pensando, “Sì, ma è troppo costoso”, ti invito a riflettere.Primo, perché prima ti attivi e più ti accorgerai che il premio per garantirti questa sicurezza è meno impegnativo di quanto pensi.Secondo, perché domandarsi quanto ti costa assicurarti è la domanda sbagliata.La domanda giusta sulla quale ragionare è: quanto ti costa non farlo? Quanto ti costerebbe perdere ciò che hai? Mettiti nei panni di te stesso, un minuto dopo che ti succede qualcosa. Non necessariamente qualcosa di estremo: un infortunio che ti costringe ai box per qualche tempo, una grandinata che danneggia parte del

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Le assicurazioni sono troppo complicate? Ecco perché non lo sono affatto

Quando hai scaricato l’ultima app, hai accettato i “termini e condizioni” senza leggere una parola, vero?Non preoccuparti, sei in buona compagnia.Magari ti è successa la stessa cosa con una polizza assicurativa: pagine e pagine di termini tecnici che sembrano scritti in una lingua aliena.Eppure, c’è una differenza enorme: accettare termini per una app può costarti qualche spam in più nella casella e-mail. Firmare una polizza senza capirla, può costarti molto di più. Ma oggi voglio fare chiarezza, smontare questo mito per il quale le assicurazioni sono complicate e ingannevoli e farti vedere come le cose possano essere molto più semplici di quanto immagini.Partiamo da una verità scomoda: sì, i contratti assicurativi sono molto tecnici.Le parole che usano sono spesso fredde, burocratiche, e ogni tanto sembrano scritte apposta per scoraggiarti.È naturale sentirsi sopraffatti.Non c’è mai stato qualcuno che dicesse: “Fermo, ti spiego io cos’è questa clausola e perché è importante per te.” Ecco il punto: non è il tuo lavoro capirle. O meglio, è mio compito di renderle comprensibili.È come quando hai un dente che fa i capricci e non capisci esattamente quale sia il problema. Il dentista ti spiega cosa sta succedendo, usa un po’ di gergo tecnico – magari parla di premolari, bruxismo, o altre cose che non hai mai sentito prima – ma poi traduce tutto in parole semplici: “Il tuo dente ha bisogno di una cura per evitare guai più grandi.”Tu non devi sapere tutto di odontoiatria, devi solo sapere che hai un problema e quali sono le possibili soluzioni.Con le assicurazioni è lo stesso.Sei il paziente, non il medico.Il tuo consulente è qui proprio per questo, per tradurre quel gergo, spiegarlo in modo semplice e aiutarti a prendere decisioni informate.Perché alla fine, l’unica cosa che conta è che tu capisca cosa stai firmando e perché.Lascia che ti racconti la storia di Mario.Aveva sottoscritto una polizza sulla casa perché “gliel’aveva consigliata il vicino”.L’ha fatta online, costava poco, molto meno di quanto gli avevano paventato banche e agenzie. Insomma, un affare.Un giorno gli scoppia una tubatura e si ritrova con il parquet completamente distrutto.Si ricorda però della polizza che aveva stipulato e si attiva subito per richiede il risarcimento, ma scopre che quel danno non era coperto.Sai perché? Si era affidato ad un amico senza capire cosa avesse firmato.Aveva dato per scontato aspetti che invece andavano approfonditi, pensava che in fondo tutte le assicurazioni fossero più o meno uguali e che tanto valeva comprare quella meno onerosa.Se Mario fosse venuto da me prima, sarei partito da lui e dalle sue esigenze, non dal premio della polizza.Gli avrei chiesto se preferisse essere coperto per qualsiasi tipo di danno o se era interessato solo a far fronte agli eventi più significativi. Se l’impianto idraulico fosse recente o meno. Se l’abitazione fosse stata costruita secondo i più moderni comfort edilizi o meno.In questo modo avremmo potuto scegliere insieme la copertura più adatta alla situazione e ai reali rischi a cui andava incontro.Avrei evitato che spendesse soldi inutili per qualcosa che non gli serviva.E invece Mario, pensando di spendere di meno, in realtà ha speso di più. Perché non c’è niente di peggio di assicurarsi per poi scoprire di non essere correttamente assicurati. Hai una famiglia? La priorità sarà proteggerla.Sei single? Magari è meglio focalizzarsi sulla tua carriera e sugli imprevisti che potrebbero bloccarti.Hai un’attività? Le cose cambiano ancora.Insomma, non esiste una soluzione universale, è proprio per questo che serve la figura del consulente.Quando hai accanto qualcuno che ti guida, i contratti assicurativi smettono di essere un rebus o un costo, diventano semplicemente la risposta ad un preciso bisogno.Non sono più soldi buttati (come quelli di Mario), sono soldi investiti.E tu quanti soldi rischi di perdere per non aver voluto chiedere una spiegazione in più?Per non esserti rivolto ad un professionista, prima di una decisione importante?E perché non cambiare approccio?Invece di dire “Non capisco nulla di queste cose”, provare a dire: “Voglio qualcuno che me le spieghi.”Le assicurazioni non sono un lusso o un’opzione facoltativa.Sono il cuscinetto che ti protegge quando la vita decide di farti lo sgambetto.Ma per funzionare, devono essere comprese e fatte su misura. Molti non fanno domande per paura di sembrare ignoranti. Ti assicuro che è una paura infondata.Il mio lavoro è rispondere alle tue domande, tutte.Anche quelle che ti sembrano stupide.Non c’è niente di stupido nel volere chiarezza su qualcosa che riguarda i tuoi soldi e la tua sicurezza.La chiarezza non è un optional, è un diritto.E se non capisci qualcosa, non è colpa tua. È colpa mia, perché non te l’ho spiegato bene.Il cuore del mio lavoro non è venderti una polizza.È assicurarmi che tu sappia esattamente cosa stai acquistando e darti tutte le informazioni di cui hai bisogno per scegliere in modo consapevole.Pensala così: se stai pianificando un viaggio, vuoi sapere quale strada prendere, dove sono i pedaggi, se c’è traffico o lavori in corso.Non vuoi solo una mappa, vuoi una guida.Fissiamo un appuntamento cliccando qui, troveremo insieme la strada migliore per mettere in sicurezza le persone e i progetti a te più cari.

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