Quanto conviene la previdenza complementare per la tua azienda?
Da anni, ti fai in quattro per far crescere in modo sano e sostenibile l’azienda che hai costruito.Cerchi di farlo nonostante sul tuo cammino devi costantemente misurarti con numerosi ostacoli fatti di burocrazia, imposte, concorrenza, mercati in perenne metamorfosi e altri imprevisti di ogni tipo.Tutto questo sottraendo tempo ed energie ai tuoi affetti, senza avere alcuna garanzia che simili rinunce possano generare poi quel ritorno, anche economico, che ti meriteresti.In quello che fai non esiste una chiara linea di demarcazione tra lavoro e tutto il resto, perché prima di tutto si è imprenditori dentro. Nel modo di pensare, di decidere, di vivere.Ti porti dentro la delusione per qualcosa che non è andato come speravi, l’emozione per aver raccolto una nuova sfida, l’entusiasmo per aver raggiunto un importante traguardo.Che tu sia il titolare di un piccolo negozio o di una grande azienda, che tu abbia pochi o tanti collaboratori nella tua squadra, sono sicuro che queste parole descrivono almeno una parte della tua esperienza.E lo sai perché?Perché queste sensazioni le vivo anch’io ogni giorno.Come consulente finanziario e patrimoniale faccio tutto ciò che è in mio potere per fare esattamente quello che fai tu, ogni giorno, da imprenditore: entrambi proviamo a dare una mano ai nostri clienti.Cerchiamo di fare qualcosa che sia utile, apprezzato, concreto. Vogliamo portare valore, migliorare la vita delle persone che incontriamo. Ed è esattamente questo che vorrei fare oggi con te. Vorrei chiederti di dedicare pochi minuti a questa lettura, di arrivare fino in fondo per capire come posso portarti un vantaggio immediato.Un vantaggio che probabilmente ancora non hai sfruttato perché sei preso da mille cose da fare e perché nessuno te lo ha mai detto.Se sei un imprenditore, se vuoi mettere in tasca ai tuoi dipendenti più soldi e soprattutto e vuoi essere il primo a risparmiarne parecchi, allora leggi che cosa ho da dirti.Voglio iniziare col farti qualche domanda.In questi anni di attività, quante volte ti sei trovato a dover gestire le richieste dei dipendenti in merito al loro TFR?Se ti chiedessi quanto ti è costata ogni anno questa voce, sapresti dirmelo?E se ti domandassi quanto pesa tale voce sul tuo bilancio, cosa mi risponderesti?Partiamo da una semplice ma importantissima constatazione: Per la tua azienda, il TFR è un debito. Anche se lo hai utilizzato come se niente fosse dicendoti che “quando me lo chiederanno ci penserò”.Anche se non hai mai agito per ottimizzarlo in tutti questi anni, e anche se sei riuscito finora a gestire senza problemi le richieste che i tuoi dipendenti hanno avanzato, è venuto il momento di capire in che modo una gestione efficiente di questo debito può farti risparmiare soldi, tempo e pensieri.Siccome le leggi che disciplinano il funzionamento del TFR sono tutt’altro che semplici, provo a semplificare con un esempio.Consideriamo un’azienda nella quale lavorano 20 dipendenti, con un costo medio della retribuzione pari a 25.000 euro ciascuno.In totale si tratta dunque di 500.000 euro di stipendi lordi.Siccome il TFR accantonato è paria 6,91% del montante retributivo complessivo, stiamo parlando di 34.550 euro di debito contratto ogni anno dall’azienda nei confronti dei propri collaboratori.Questo flusso di denaro può seguire sostanzialmente due strade.La prima, rimanere in azienda e seguire le norme stabilite dal Codice Civile.La seconda, essere destinato ai fondi pensione.In questa seconda ipotesi, la legge prevede regole diverse.Soprattutto, prevede dei vantaggi. Per chi lavora e per chi dà lavoro.In particolare, definisce una serie di agevolazioni di vario tipo per compensare l’azienda del danno derivante dalla perdita, dalla fuoriuscita di queste risorse finanziarie all’esterno della propria organizzazione.Provo adesso a sintetizzarti e a quantificarti questi vantaggi di cui l’azienda può beneficiare.Ce ne sono almeno quattro. Primo vantaggio: meno soldi all’INPS Abitualmente, ogni azienda deve versare una somma di denaro al fondo di garanzia dell’INPS.Si tratta, in sostanza, di un versamento che ha una funzione solidaristica e precauzionale, visto che questi contributi vengono utilizzati in caso di bisogno per pagare le spettanze dei lavoratori di aziende in crisi o sull’orlo del fallimento.Ebbene, questo contributo non è dovuto per l’azienda che versa il TFR dei dipendenti ad un fondo pensione.Stiamo parlando dello 0,20% del montante retributivo lordo complessivo: monetizzando, 0,20% x 500.000 = 1.000 euro. Secondo vantaggio: nessun rendimento sulle somme accantonate Ogni lavoratore che lascia il proprio TFR in azienda ha diritto di ricevere un rendimento.Il Codice Civile stabilisce che questa remunerazione sia la somma di una parte fissa (1,5%) e di una parte variabile derivante dall’inflazione. Negli ultimi 10 anni, in media, il tasso di rivalutazione è stato pari al 2,4%.Sui 34.550 euro di TFR accantonato ogni anno dall’azienda protagonista del nostro esempio, il costo medio si aggira dunque intorno a 830 euro all’anno.Se però i risparmi relativi alla liquidazione fossero destinati alla previdenza complementare, il riconoscimento finanziario non spetterebbe più all’azienda, ma al fondo pensione.Con conseguente risparmio della cifra appena indicata. Terzo vantaggio: meno imposte da pagare Per le aziende che versano la quota di TFR dei dipendenti ad un fondo pensione e che hanno meno di 50 dipendenti, è prevista una deduzione dal reddito d’impresa pari al 6% del flusso accantonato.In sostanza, si riduce la base su cui vengono calcolate le imposte e l’effetto concreto è di pagarne meno.Nella fattispecie, il reddito dell’impresa sarà abbattuto di 6% x 34.550 = 2.073 euro.Siccome sul reddito delle aziende normalmente grava l’imposta chiamata IRES la cui aliquota è pari al 24%, il reale vantaggio è quantificabile in 2.073 x 24% = 498 euro circa. Quarto vantaggio: meno contributi da pagare Infine, la legge stabilisce che venga riconosciuta anche una riduzione sui cosiddetti oneri impropri, ovvero su quegli obblighi contributivi che gravano sulle aziende e che vengono generalmente destinati ad ammortizzatori sociali o a misure di sostegno al reddito.Nella fattispecie, il legislatore ha fissato un’esenzione pari allo 0,28% del montante retributivo totale. Quindi, volendo quantificare anche in questo caso il risparmio per l’azienda, si tratta di 0,28% x 500.000 = 1.400 euro.Se ti sei perso in mezzo a tutti questi dati, è arrivato il momento di fare un rapido riassunto.In totale, se l’azienda protagonista